Patagonia Update: la parete del Mocho

16/02/2019

Dopo essere rientrati dal nostro tentativo in cui siamo arrivati a 80 metri dalla fine del Diedro degli Inglesi, Matteo ed io eravamo scalpitanti al pensiero di tornare presto in parete per provare a chiudere i conti con questa grandiosa via… Avevamo ancora una decina di giorni a disposizione e speravamo in un’altra finestra di bel tempo lunga e magari con condizioni migliori rispetto alla precedente, invece quello che ci è arrivato dal bollettino meteo è stata una finestra di un giorno solo, prevista per lunedì 11 febbraio.

Abbiamo così dovuto a malincuore abbandonare l’idea di tornare sul Torre perchè con un giorno solo di tempo a disposizione ci sarebbe stato impossibile progredire oltre il punto massimo raggiungo la volta prima, e così abbiamo pensato di provare ad aprire una linea nuova di arrampicata libera sulla difficile parete del Mocho. Insieme a noi si è legata la fortissima arrampicatrice Canadese Brette Harrington, una ragazza dal grandissimo talento, già protagonista di salite incredibili come la free solo di “Chiaro di luna” all’Aguja Saint-Exupery e la via “El corazon” sul Capitan in libera.
Abbiamo scelto una linea che ci sembrava offrisse alte difficoltà, senza le complicazioni ed i pericoli oggettivi del Cerro Torre, ed abbiamo salito 6 tiri nuovi, sempre verticali o strapiombanti e su fessure svasate, prima di renderci conto che purtroppo avevamo ancora davanti un centinaio di metri molto impegnativi e non saremmo riusciti a finire la nostra via in tempo prima della notte. Così dopo 13 ore di scalata fino al 7b e con un tiro in artificiale magistralmente condotto da Brette, abbiamo deciso di scendere e fare ritorno alla nostra tenda. I tiri fatti comunque sono stati tutti assolutamente fantastici come scalata e come impegno globale e psicologico per la roccia delicata e la difficile proteggibilità.
A questo punto la nostra spedizione che aveva come obiettivo quello di aprire una via nuova sulla Est del Torre, volge al termine.
Personalmente sono super soddisfatto di avere trovato un progetto così ambizioso e difficile che mi motivi ad allenarmi ed a ritornare più preparato il prossimo anno! La cordata con Matteo Pasquetto quest’anno ha funzionato alla grande ed in lui ho scoperto un socio che alla sua prima esperienza su queste montagne non si è mai tirato indietro e si è dimostrato all’altezza di tutte le situazioni più critiche, sia a livello mentale che fisico. Non vediamo l’ora di tornare in Patagonia con lo stesso obiettivo tra una decina di mesi e con un’arma in più, ovvero Matteo Bernasconi. Sono fermamente convinto che essere in una cordata composta da tre persone e con un terzo alpinista affidabile e forte come Berna possa aumentare di molto le nostre possibilità di successo.
La nostra spedizione, tuttavia non è ancora finita, infatti Matteo Pasquetto ed io ci fermeremo qui in Patagonia ancora 18 giorni, durante i quali, avremo un obiettivo diverso. Ci sposteremo dal lato Ovest del Cerro Torre, dove vorremmo salire la mitica via aperta dai Ragni di Lecco nel 1974, insieme a Nicola Lanzetta ed al cameraman Jonathan Griffith, il quale avrà il compito di raccogliere riprese per un film sul quale ormai sto lavorando da due anni insieme al regista svizzero Fulvio Mariani.
Vi aggiorneremo anche su questa seconda parte di spedizione! Intanto vi ringraziamo per essere stati al nostro fianco in questo nostro ambizioso progetto e vi aspettiamo in palestra all’Urban Wall al nostro ritorno per festeggiare e raccontarvi meglio come è andata!
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