Poker… d’asso: Gabriele Moroni campione italiano boulder per la quarta volta!

Di Dario Ricci

Ancora campione d’Italia. Per la quarta volta. A 17 anni dalla prima. E se allora quel tricolore lasciava immaginare quella che sarebbe stata la carriera di quel giovane talento, il titolo arrivato pochi giorni fa a Roma è la conferma che Gabriele Moroni – l’asso e Vice Presidente della Kundalini e padrone di casa a Urban Wall – è (come qualcuno ha già scritto…) non solo il passato, ma anche il presente del boulder italiano. «Sinceramente, vorrei essere almeno un altro bel pezzo anche di futuro! – ci dice divertito il 33enne galliatese, ma cresciuto a Novara – ma ormai ragiono anno per anno, anche se la voglia di mettersi in gioco e di migliorarsi c’è sempre!»

Manco servissero prove a testimoniarlo, Gabriele ci parla scendendo da un’altezza di una quindicina di metri, e sospendendo così per qualche istante il lavoro di tracciatura di una nuova via sulle pareti di Urban Wall: «Anche questo è stimolante – spiega – perché è importante offrire sempre agli appassionati che vengono in palestra percorsi nuovi, diversi, tecnicamente vari e motivanti»

Certo, non deve essere facile per te affrontare in gara ragazzini che sognano oggi di batterti, come nel 2003 superando addirittura il campione del mondo Cristian Core…
«È il bello dello sport, e anche questo è uno stimolo in più, anche se a volte mi fermo a pensare che qualcuno di quei ragazzi potrebbe essere quasi essere mio figlio, o magari nel 2003 neanche era nato! Ma è un attimo, poi si riprende a salire, e a provare a dare ogni volta il meglio. E comunque è una bella soddisfazione anche diventare un punto di riferimento per qualcuno di questi nuovi talenti»

E dire che neanche volevi farlo, il campionato italiano!
«È vero! Non ho fatto un allenamento specifico, perché a meno di un mese dalla gara ero ancora in dubbio se partecipare o no! Ma io sono fatto così, sono un impulsivo: ho deciso quasi all’ultimo, ed è andata più che bene!»

Una giornata particolare, quella romana (che ha visto tra le donne il trionfo di Laura Rogora, ndr) data anche la presenza dei vertici della FASI, la Federazione Arrampicata Sportiva Italiana, e del ministro per lo Sport Vincenzo Spadafora, particolarmente importante in questo momento così difficile causa Coronavirus…
«È stato un segno di vicinanza al nostro sport che ha fatto piacere a tutto il nostro ambiente. All’Urban Wall, e nella stragrande maggioranza delle palestre italiane si è lavorato duro per garantire l’attività agli appassionati nel pieno rispetto dei protocolli indicati. In questo senso, la presenza del ministro ai campionati italiani è stato un gesto davvero prezioso»

A proposito, in questi mesi così particolari, siti e blog specialistici hanno rilanciato e dibattuto la contrapposizione tra attività indoor e outdoor, tra palestra e falesia: tu che ne pensi?
«Credo che le due attività si integrino, così come non metterei steccati rigidi a separare chi viene in palestra per perfezionare una preparazione di alto livello, e chi invece cerca semplicemente un’attività sportivo-ricreativa, magari per concludere al meglio una giornata di lavoro o dedicarsi un’ora di tempo libero. E poi la mia carriera parla per me: falesie, lead, boulder outdoor e indoor, dovunque è possibile cerco di divertirmi, migliorarmi, competere, con determinazione nelle braccia e sorriso sul volto»

La tua estate è stata comunque all’insegna dell’outdoor, delle falesie: magari dopo il lockdown, c’era la voglia di grandi spazi aperti…
«Sì è vero! Forse implicitamente c’era il desiderio di riappropriarsi di quegli spazi che il virus e il lockdown ci avevano negato; ma spazi altrettanto ampi li ho poi recuperati in palestra, e anche nelle settimane più dure non c’è stato giorno in cui non abbiamo pensato a cosa poter fare per migliorare le vie, l’accessibilità all’impianto, la sicurezza generale: e questo ci ha aiutato molto a guardare oltre, col cuore e con la mente»

Guardiamo oltre appunto, a un’Olimpiade di Tokyo che dovrebbe svolgersi ora nell’estate 2021, come ci auguriamo. Sarà l’esordio dell’arrampicata nel programma dei Giochi estivi: sei convinto dalla scelta di assegnare l’oro tramite la ‘combinata’, che mette insieme lead, speed e boulder?
«Penso di sì, perché è un format che permette di far conoscere tutte le specialità del nostro sport. Però già dalla prossima edizione, a Parigi 2024, la speed assegnerà delle medaglie specifiche, visto che è una specialità peculiare, e forse anche la più intuitiva per un osservatore non esperto»

Una curiosità: perché questa tua passione per il boulder?
«In realtà amo altrettanto lead e falesie, ma il boulder mi piace perché è molto completo e dinamico, ti permette di seguire un ritmo, e anche di integrare diversi stili di arrampicata, in un mix di agilità e potenza che trovo molto creativo»

E il futuro ora? Obiettivo quinto titolo italiano?
«Staremo a vedere. Quel che è certo è che mi diverto ancora parecchio, che fisicamente mi sento bene e che l’esperienza, nel nostro sport, è forse la risorsa più grande, che ti permette di ottimizzare energie e massimizzare gli sforzi. Quindi, avanti col prossimo boulder!»

Di Dario Ricci, intervista effettuata a Gabriele Moroni il 21 Ottobre, 2020 in esclusiva per UrbanWall

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